Una storia tutta sbagliata

UN AVVENIMENTO IMPORTANTE PER IL MONDO SCOUT ITALIANO

La route nazionale dell’Agesci è un appuntamento raro e importante per le guide e gli scout cattolici italiani. La prima si è svolta nel 1975, la seconda nel 1986 e la terza si svolge nel 2014. Migliaia di ragazze e ragazze provenienti da tutta l’Italia si incontrano e si confrontano in un clima di festa e di avventura.

Nonostante tutto ciò la terza route nazionale Agesci nasce in un vortice di aspre polemiche – delle quali peraltro quelle ragazze e quei ragazzi rimangono del tutto  ignari.

Perché queste polemiche?

UNA “LOCATION” CHE NON VA PROPRIO, DA NESSUN PUNTO DI VISTA

Per un motivo solo, e molto importante: la scelta dell’area in cui queste 32.000 ragazze e ragazze si incontreranno per quattro giorni, dal 7 al 10 agosto.

La route si terrà infatti nella Tenuta di San Rossore, nelle vicinanze di Pisa e nel cuore del Parco regionale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli. E che c’è di male a tenere la route nella Tenuta?

Due cose vanno davvero male, e col tempo queste due cose se ne sono portate dietro altre, forse altrettanto gravi.

La prima cosa è che l’area è ambientalmente molto ricca e delicata, di gran lunga la più importante del Parco regionale e non a caso la più rigorosamente studiata e tutelata in tempi “normali”, mentre l’impatto di 32.000 persone con tutte le loro infrastrutture sarà necessariamente pesantissimo. Questi raduni – e anche raduni molto più contenuti – non vanno MAI fatti nei parchi naturali e tantomeno nelle loro aree ambientalmente più pregiate e delicate.

La seconda cosa è che proprio per ospitare questa gigantesca kermesse si è sospesa tutta la rigorosissima normativa che in altri periodi dell’anno impedisce – giustamente – a chichessia di campeggiare, di sbancare, di rovinare il suolo, di fare rumore, eccetera. Un’eccezione assolutamente inesplicabile in termini di buona o anche solo ordinaria gestione del Parco.

ALTRE COSE CHE NON VANNO AFFATTO, A SEGUIRE

Per impedire il verificarsi di questo evento, totalmente inedito nella storia dei parchi italiani e forse europei, e per cercare di limitare il danno dopo che comunque la macchina organizzativa si era messa in moto, alcuni amanti e grandi conoscitori del Parco e della Tenuta di San Rossore hanno lanciato un appello chiedendo lo spostamento della route in una zona ambientalmente meno delicata. Subito dopo associazioni ambientaliste, società scientifiche e persino il comitato scientifico del Parco hanno chiesto altrettanto.

Né la Regione Toscana – il presidente della Giunta Enrico Rossi e l’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini – né l’Agesci – il capo scout Matteo Spanò e la capo guida Rosanna Birollo – né il Presidente dell’Ente parco – Fabrizio Manfredi – hanno mai risposto a nessuna di queste sollecitazioni, sottraendosi pervicacemente a qualsiasi forma di dialogo. Solo il direttore dell’Ente parco, dopo aver difeso lo scelta della Tenuta come del tutto innocua e aver definito incompetenti i firmatari, ha accettato una sorta di disfida pubblica col professor Franco Pedrotti, decano dell’ambientalismo e della botanica accademica italiana. La disfida, svoltasi il 18 giugno a San Rossore, ha visto un confronto estremamente serrato di posizioni ma nessuna apertura di dialogo.

I cittadini, insomma, e gli abitanti della zona sono stati completamente esclusi non solo da ogni decisione ma persino da ogni interlocuzione.

UNA STORIA CHE FA E FARA’ DANNI MA CHE NON DOVRA’ PIU’ RIPETERSI

Il muro di gomma alzato da Regione Toscana, Agesci ed Ente Parco implicava evidementemente una ferrea volontà di tenere il mega-raduno solo ed esclusivamente nel delicato e pregiato ambiente della Tenuta di San Rossore, e lì il mega-raduno si terrà, salvo improbabili colpi di scena dell’ultimo minuto. Con enormi disagi per i 32.000 scout e guide strizzati in una esile lama di terreno nel pieno caldo agostano ma soprattutto con gravi danni per l’ecosistema.

Ma la mobilitazione che si è svolta finora e che continuerà a svolgersi e – augurabilmente – a montare anche durante e dopo l’evento servirà non soltanto a verificare e denunciare questi danni, ma anche a far valere anche per il futuro due principi fondamentali.

Il primo principio è che i parchi naturali non sono proprietà dei politici o dei burocrati di turno che possono farci quel che più loro aggrada ma sono al contrario istituzioni della collettività che tutelano beni della collettività e per la collettività.

Il secondo principio è che la missione dei parchi naturali sta scritta nella legge quadro 394/1991 e nelle carte internazionali dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e che da questa missione non si può derogare a piacimento per questa o quella opportunità o contingenza politica o economica.