Un appello da scout a scout

Tra i vari – e sistematicamente infruttuosi – tentativi di allertare i partecipanti alla route nazionale Agesci sulle scelte arroganti e insostenibili adottate in vista dell’evento c’è questo testo scritto da Valentina Bonetti e postato sul profilo Facebook “Route nazionale Agesci”. Per quanto anche questo di scarso riscontro, si tratta di un tentativo generoso, intelligente e da proseguire.

Ho fatto parte dell’Agesci per tredici anni, e mi sento ancora scout, perché è una di quelle radici che non si abbandonano. Fino ad ora non mi era mai successo di sentirmi particolarmente in imbarazzo: anche se tante cose dall’esterno potrebbero sembrare senza senso, e magari lo sono, fanno tutte parte di un mondo magico che non si sente poi il bisogno di giustificare più di tanto. E che non rinnego.

Ma oggi, quando si è scelto di invadere in 32000 un’area protetta, contro l’opinione ed i ripetuti appelli di chi può davvero vederne le conseguenze, mi vien proprio da chiederlo: che senso ha? Che senso ha trasformare un’occasione incredibilmente bella come l’incontro di tante persone in una sorda avanzata contro ciò che dichiariamo di voler difendere? Se proprio non abbiamo le competenze per capire quel che stiamo facendo (perché, se non vogliamo mettere in discussione la buona fede, è l’unica interpretazione che rimane), perché non sappiamo ascoltare chi le ha? E perché non ne parliamo, non rispondiamo alle critiche se non con un omertoso silenzio o un’arroccata difesa? Ironia della sorte, il tema di questa route è il coraggio, che non è un concetto lontano e pulito, nel quale ci crogioliamo dalla poltrona delle nostre certezze sentendoci più belli e più giusti, ma un luogo scomodo, dove ci sentiamo inadeguati e soli, sgraziati ed incapaci di rispondere.

Quindi, perché non cogliamo la sfida, guardiamo cosa stiamo calpestando, torniamo indietro ad ascoltare, prendiamo atto con umiltà che forse questa volta, il mondo, lo lasceremo peggiore?

Grazie per l’ascolto!

Valentina

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