Mese: settembre 2014

Grazie alla route, invasione di Cenchrus tribuloides ai Cotoni

Un’ulteriore eredità avvelenata della route Agesci di agosto è l’invasione di Nappola (volgarmente conosciuta anche con l’appropriato nome di Tribolo) che sta rendendo quasi impossibile il transito all’interno dei prati dei Cotoni. Questa infestante pianta si sta espandendo ad una velocità  impressionante nelle zone che più di altre hanno subito lo stress della route.

   

Nelle immagini (cliccabili): i prati invasi dalla Nappola e i risultati di una breve passeggiata.

Alleghiamo di seguito una breve ma eloquente nota tecnica al riguardo per la penna del Professor Fabio Garbari.

Un’altra spiacevole conseguenza del raduno degli scout a San Rossore

L’invasione di una graminacea esotica sulle superfici già occupate dalle migliaia di tende e dalle altre strutture posizionate per il maxi raduno degli scout in agosto 2014 a San Rossore, fa ancora una volta riflettere sulla opportunità di aver concesso il nulla osta a tale manifestazione, in un’area prativa protetta e fragile del Parco come i “cotoni”, tra Cascine vecchie e Cascine nuove.

Si tratta di Cenchrus tribuloides, chiamato dai botanici anche Cenchrus incertus o Cenchrus spinifex, la cosiddetta “nappola delle sabbie” o “tribolo”, tipica delle dune arretrate e degli incolti sabbiosi, originaria dell’America tropicale e subtropicale. Osservata per la prima volta nel 1933 presso Venezia e pochi anni dopo in Versilia, presso la Darsena portuale di Viareggio nel 1943, poi a Torre del Lago nel 1961, presso Villa Borbone e a Forte dei Marmi nel 1962, questa pianta, fino all’immediato dopoguerra, era relativamente rara. Non rilevata per San Rossore in un censimento floristico aggiornato al 1999 e pubblicato nel 2000, è stata individuata dopo tale data da chi scrive, in pochi esemplari, sui “cotoni”. In genere il suo espandersi è decorso in parallelo al boom del turismo balneare degli ultimi decenni, rivelandosi quale autentica piaga per i bagnanti e i campeggiatori e danneggiando il turismo che inizialmente ne aveva involontariamente favorito la diffusione. Dai pochi individui osservati in San Rossore poco meno di 10 anni fa, si è passati alla abnorme e preoccupante situazione odierna [settembre 2014], conseguente all’alterazione del substrato e delle componenti vegetazionali del dopo-raduno scoutistico. La sostituzione della nobile flora dei cordoni dunali e dei “cotoni”, così ricca di elementi floristici ed ecologici significativi, con questa malerba vituperata da tutti coloro che ne provano il contatto, rappresenta in maniera emblematica sia – in generale – la degradazione delle nostre spiagge, sacrificate alla sete di guadagno di pochi profittatori, sia – in particolare – la scriteriata politica gestionale che in un’area protetta come quella del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli è stata attuata, concedendo l’uso del territorio per eventi di enorme impatto ambientale.

Lo sviluppo – e la diffusione – di questa specie, che in diversi Paesi non può essere propagata e nemmeno commerciata, è legato ai corpi fruttiferi (cariossidi) che sono rivestiti da setole indurite a maturità, con appendici spiniformi acutissime e in parte ricurve all’apice. Ciò consente che le spighette con i semi al loro interno si aggancino con estrema facilità agli indumenti, alle scarpe, alla pelle e perfino ai pneumatici e ad altri materiali, e siano quindi facilmente trasferite, soprattutto da animali e bestiame in genere con pelliccia lanosa, determinando in poco tempo, grazie all’alta percentuale di germinabilità delle cariossidi, una vera e propria infestazione. Le appendici spiniformi risultano molto pericolose per gli animali domestici e da compagnia, che vengono feriti e ulcerati sia nelle zampe che negli apparati buccali. Anche gli animali al pascolo possono risentirne seriamente. Si aggiunga che le lane o le pelli che contengono tali strutture vegetali sono commercialmente deprezzate.

Il controllo di questa specie non è agevole. In situazioni normali, in natura, il pascolo degli erbivori, in genere ungulati ma anche conigli e lepri selvatici, intervenendo con la brucatura sulle giovani plantule, previene la formazione degli scapi fioriferi e fruttiferi, impedendo la maturazione delle spighette e la diffusione della specie per seme. Anche lo sfalcio operato in periodo opportuno può attenuare la propagazione della pianta. Poco efficace l’uso di erbicidi, che comunque non impediscono ai semi di restare vitali. L’eventuale disseminazione e permanenza nel substrato di questa terofita scaposa, cioè di una pianta annuale ma in condizioni ottimali anche bienne o perennante, consente di accumulare nel terreno un notevole numero di propaguli, che germinano dopo due o tre mesi, ma che possono permanere dormienti e vitali fino a tre anni ed oltre. E’ nota in letteratura la capacità di contenere a livelli di bassa frequenza la presenza del Cenchrus da parte di una vegetazione prativa compatta e diversificata, attestato che il “tribolo” non ama competere con emicriptofite cespitose (piante perenni che accestiscono) e con coperture vegetali consistenti.

La rapida e generalizzata presenza sui “cotoni”di San Rossore di questa esotica invasiva consegue proprio all’essere venuta meno la fitocenosi prativa afferente alla classe vegetazionale Helianthemetea guttati, le cui dinamiche sono state interrotte e in larga parte distrutte dalla tendopoli e dalle pertinenze ad essa associate, anche se in modo temporaneo. Un monitoraggio oculato, affidato a botanici e fitosociologi competenti, potrà dare nel prossimo futuro indicazioni utili per arginare il fenomeno sopra descritto e interpretato, proponendo le soluzioni più idonee.

Purtroppo l’arrivo e la naturalizzazione, nel tempo, di varie componenti esotiche sia vegetali (ad esempio ailanto, robinia, tribolo) sia animali (tartarughe americane, dromedari) estranee agli ecosistemi del Parco, ne sviliscono la biodiversità originaria, impongono competizioni di carattere ecologico e biogeografico poco o mal tollerate dagli elementi autoctoni, si sostituiscono in qualche habitat a specie di carattere endemico o reliquale. Qualunque attività antropica che faciliti tali variazioni in negativo di flora e fauna va evitata, contrastata e condannata.

Prof. Fabio Garbari

Pisa, 6 ottobre 2014

I “professoroni” e il “comitatino”

Il “grande giovane” che ha tirato i fili politici della route Agesci 2014, cioè il nostro toscanissimo Presidente del Consiglio, irriderebbe senz’altro al documento che alleghiamo in quanto frutto delle competenze e della sollecitudine civica di antiquati e soprattutto indigesti “professoroni” e di un ininfluente “comitatino”.

Noi siamo all’antica, invece, e il giudizio dei vertici della botanica italiana hanno per noi un indubbio interesse e una altrettanto indubbia autorevolezza.

Cliccabile qui trovate quindi il parere di due presidenti emeriti e del presidente attuale della Società Botanica Italiana sui danni arrecati dalla Route Agesci alla flora della Tenuta di San Rossore.

Anche questo parere è allegato all’esposto presentato alla Procura della Repubblica.

Avifauna, il diario di una devastazione annunciata (aprile-agosto 2014)

Nella documentazione allegata all’esposto che il Comitato ha presentato alla Procura della Repubblica spicca un dettagliato diario di osservazione sulla sorte dei gruccioni dell’area interessata alla route che non parla solo del grave danno ambientale, ma anche della miseria della gestione della vicenda da parte dei vari soggetti.

Lo abbiamo già pubblicato, ma crediamo sia giusto riproporlo ora in quanto è un buon promemoria, se ancora ce ne fosse bisogno, di cos’è stata la route Agesci sia dal punto di vista ambientale che soprattutto dal punto di vista istituzionale.

Esposto alla Procura. Comunicato stampa

Comitato “Salviamo San Rossore”

Conferenza stampa – 26 settembre 2014 ore 17.00

Caffè dell’Ussero, Lungarno Pacinotti, Pisa

La presente per invitare tutti gli interessati alla Conferenza stampa che si terrà a Pisa presso lo storico “Caffè dell’Ussero” (g.c.) in Lungarno Pacinotti, venerdì 26 settembre 2014 alle ore 17.00. La Conferenza è indetta dai promotori del Comitato che in aprile avevano chiesto alla Dirigenza del Parco Naturale Regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli di non consentire un grande raduno di scout nella Tenuta di San Rossore, ritenuta area vulnerabile dal punto di vista naturalistico-ambientale, suggerendo altri luoghi del Parco ritenuti più idonei. Nonostante l’appello, sottoscritto da oltre 400 persone tra cui eminenti esponenti della scienza, della cultura e dell’ambientalismo italiano, l’evento è stato realizzato in agosto proprio in San Rossore, con molte conseguenze negative sulle componenti vegetali, sulle popolazioni animali e sulla struttura geomorfologica dei “Cotoni”, l’area di 74 ettari interessata al raduno. A distanza di poco meno di due mesi, dopo un attento esame sul terreno, condotto da botanici, zoologi, entomologi ed ecologi, verranno presentati i risultati delle ricerche effettuate, che dimostrano come le trionfalistiche dichiarazioni dei responsabili del Parco, di molti esponenti del mondo politico ed economico, di gran parte della stampa e della stessa dirigenza dell’Agesci – l’associazione scautistica che ha realizzato il maxi-raduno – siano state fuorvianti quando non menzognere, a tal punto da indurre i promotori dell’appello a presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Pisa, affidandone l’incarico allo Studio Legale dell’Avv. Giancarlo Altavilla il quale, nel corso della Conferenza stampa, preciserà anche alcuni aspetti legali, disattesi dalle procedure che l’Ente Parco ha ritenuto di esperire per concedere il nulla osta alla manifestazione.

I promotori del Comitato “Salviamo San Rossore” ritengono doveroso informare gli Enti e i cittadini di quanto accaduto, preoccupati che altre improprie utilizzazioni di questa Area protetta, cara ai Pisani, siano già state proposte per il prossimo futuro.

Per il Comitato:

Fabio Garbari – Mauro Nozzolini – Alessandro Spinelli

Pisa, 22 settembre 2014

Ma gruccioni e le Lycosa tarantula si sono accorte di qualcosa…

Nei giorni scorsi abbiamo documentato fotograficamente il grave danno apportato al suolo dell’area dove si sono installate le migliaia di tende e le pesanti infrastrutture.

Il Comitato sta però lavorando a un’analisi più in profondità del danno subito dall’ecosistema.

In allegato potete leggere – cliccando i termini evidenziati – la relazione sui nidi di gruccione e quella sui nidi di Lycosa tarantula.

Tutto come previsto sin dall’inizio, insomma, nonostante le minimizzazioni di Presidenza e Direzione del Parco e le ridicolizzazioni delle preoccupazioni dei naturalisti, degli ambientalisti e dei cittadini che si opponevano alla kermesse dentro la Tenuta.